Existenzminimum

Ossia l’Abitazione per il livello minimo di esistenza. Questo era il titolo del II CIAM (Congresso Internazionale Architettura Moderna) tenutosi nel 1929 a Francoforte. In occasione di questo evento si è discusso sull’organizzazione degli spazi domestici, analizzando questioni morfologiche, dimensionali e distributive nell’obiettivo di realizzare alloggi, come disse Ernst May, fatti in modo da soddisfare le esigenze materiali e spirituali dei loro abitanti.
La crisi economica del 2008 e il conseguente aumento dei prezzi degli appartamenti metropolitani ha portato sempre più persone, per lo più single, a doversi adattare a monolocali o bilocali di piccola metratura, stretti, sottodimensionati e talvolta mal progettati. Tuttavia i bravi architetti hanno colto la sfida e trasformato un disagio in un’opportunità. Oggi le microcase sono diventate uno status symbol: arredi a scomparsa, spazi ibridi, moduli multifunzione e su misura. Super tecnologiche, innovative, smart e dotate di ogni comfort.

Nel 2013 Renzo Piano all’interno del Vitra Campus a Weil am Rhein ha progettato Diogene, una mini casa sperimentale, per testarne le potenzialità. Spazi minimi, alleati di una visione devota all’essenziale e all’etica sostenibile, sono celebrati negli ultimi anni da movimenti americani quali Tiny House Movement o Small House Society che cercano di spiegare come la vita semplice, composta da pochi metri quadri, pochi oggetti, poche spese, sia più libera. Anche il Giappone, sulla scia delle capsule residenziali di Ginza di Kishō Kurokawa degli anni 70, studia micro case dalle forme curiose e dal design futuristico.
Alcuni esempi, tra Milano, Rotterdam e Taipei.

Foto di Sara Magni

A Milano vicino al Politecnico, nascosta all’ultimo piano di un edificio d’epoca, c’è una micro casa recentemente ristrutturata da Nonestudio. Una chambre de bonne di soli 14 metri quadri che si sviluppa in un unico micro ambiente al cui interno sono racchiuse tutte le funzioni. C’è un piccolo soppalco che conduce alla zona letto, a cui si accede tramite una leggera scala in frassino e acciaio verniciato nero che impreziosisce l’ambiente dal punto di vista spaziale e materico. Una quinta in cordura rosso porpora firmato Nya nordiska nasconde invece l’angolo cucina e la porta di ingresso alla casa. Uno spazio luminoso e ricercato, sapientemente sfruttato al millimetro, dove gli ambienti sono fatti dagli arredi e dal colore.

Foto via Hey!Cheese

A Taipei lo studio Design A Little ha ridisegnato un micro flat di 17,6 metri quadri riorganizzando gli spazi su due livelli. Difatti i 3,4 metri d’altezza hanno consentito la realizzazione di un soppalco dove è stato disposto un letto queen size. L’armadio è stato ricavato nel sottoscala, mentre la scrivania-tavolo a filo muro è apribile all’occorrenza. Il bagno ha persino una piccola vasca. I colori sono tenuti e molto soft, con prevalenza di bianchi e nuances naturali.

Foto di Wouter van der Sar

A Rotterdam il collettivo multidisciplinare di design Standard Studio ha progettato lo studentato Hermes City Plaza, composto da 218 alloggi, tutti compresi tra i 15 e i 18 mq di grandezza. Prendono ispirazione dal movimento delle Tiny House, sono ambienti multitasking, non standardizzati, dove tutti gli elementi progettati hanno un duplice ruolo. Letti soppalcati, scale-contenitori e lavandini-toeletta, ovvero il lavello della cucina è stato combinato con il mobile da toeletta grazie a un pannello sospeso, lasciando più spazio al vano doccia. Le tonalità sono chiare e luminose e si fa ampio uso del bambù, scelto, oltre che per la sua leggerezza, anche per la sua resistenza.

A volte vivere in pochi metri quadri non è poi così male.

In copertina Casa FWH, Jab Studio

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