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Come diceva Fabrizio De Andrè: “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior“, ed è proprio questo lo spirito di questa fase di ripresa dopo il lockdown che abbiamo vissuto a causa Covid19.
Siamo stati fermi, è vero, ma solo fisicamente. Perché il dibattito architettonico, artistico e culturale si è ampliato ed è incrementato dal basso, dalla base e, amplificato dal web e dai social, è diventato davvero preponderante.
Sono stati soprattutto i giovani architetti, complice la quarantena forzata, ad offrire degli spunti più che interessanti allo scenario italiano.

Oggi ti presentiamo un progetto di “riorganizzazione dei litorali”, firmato da quattro giovani architette Originarie di Pisa e neo laureate in architettura a Firenze. Si tratta di: Ludovica Aringhieri, Bianca Cartacci, Carlotta Di Sandro e Federica Frino  e il progetto a cui hanno lavorato si chiama Isola.ti (mi raccomando, seguite anche il profilo Instagram del progetto, che è delizioso!); una proposta per vivere in sicurezza l’estate 2020.

Le progettiste  Carlotta Di Sandro, Federica Frino, Bianca Cartacci, Ludovica Aringhieri.

“Durante il lockdown ci sentivamo sole e allora abbiamo deciso di reagire con il nostro lavoro”, raccontano a Repubblica le progettiste, tutte under 30. Grazie alla quarantena è quindi nata la proposta di una piattaforma galleggiante di tre metri per tre, ancorata al suolo e accessibile a piedi, a nuoto o attraverso delle piccole imbarcazioni.


Un’isola sostenibile, in compensato marino, rivestita di listelli di legno o wpc (eventualmente sostituibili dalle diverse richieste e casi di utilizzo e locazione), sostenuta da cubi galleggianti realizzati in plastica ecologica.
Lo scopodel progetto? Spostare la permanenza dei bagnanti dalla terraferma all’acqua, diminuendo la densità, aumentando la sicurezza.

Il modulo base si sviluppa poi in tre diverse tipologie, studiate per assecondare le diverse esigenze:
la più semplice, priva di arredo e copertura vocata all’abbronzatura e ai tuffi e due sistemi più complessi, che garantiscono un comfort maggiore grazie all’inserimento di lettini, poltrone e diversi elementi di copertura.

 

“L’aspetto interessante è, a nostro avviso, la flessibilità delle piattaforme che creerà dei veri isolati da vivere”. – spiegano le architette su professionearchitetto. Ogni piattaforma, pensata per ospitare due o tre persone, può essere collegata ad altri moduli per nuclei familiari più grandi e può essere personalizzata con differenti materiali ed arredi creando uno spazio sempre unico.

“Isola.ti può sembrare un’idea semplice in relazione alla sua forma e alla sua natura, ma questa semplicità è proprio la sua forza. La piattaforma non ha la pretesa di proporsi come una novità assoluta, ma di essere un’architettura immediatamente percepibile, in linea col suo tempo: in questo momento in cui è necessario creare nuove postazioni, l'”isola” viene in aiuto. Inoltre, terminata questa fase drammatica, l’unione delle varie isole e la loro trasformazione in “isolati” andrà di pari passo con il recupero del valore dello stare insieme”.

Infatti, finita l’emergenza, come saranno utlizzabili le piattaforme?

 

Le giovani architette hanno pensato anche a questo: Riassemblando le piattaforme si potrà dar loro una nuova vita a disposizione degli stabilimenti balneari come cinema sull’acqua, spazio aperitivo e ristoro, parco acquatico… e chissà quant’altro!

Tutte le immagini sono di proprietà delle architette Carlotta Di Sandro, Federica Frino, Bianca Cartacci, Ludovica Aringhieri.

 

Samantha Oliva

Samantha Oliva

Mi sono laureata al Politecnico di Milano e da allora ho sempre lavorato nell’ambito dell’interior design e dell’arredo progettando case, uffici e showroom. Amo abbinare colori, materiali e texture, viaggiare e leggere. Bevo troppo caffè.

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